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martedì 26 gennaio 2021

Un anno senza Kobe Bryant: un vuoto che resta incolmabile, non solo nella Nba

Quando il 26 gennaio del 2020 iniziò a rimbalzare la notizia della morte di Kobe Bryant in un incidente in elicottero poco fuori Los Angeles, nessuno voleva crederci. Tutti gli appassionati di sport, non solo quelli di basket, incrociarono all’unisono le dita, sperando in una di quelle fake news di cattivo gusto che ogni tanto spuntano nel ‘mare magnum’ di internet. Kobe, nato a Philadelphia ma cresciuto in Italia , si era fatto uomo in Nba, dove era diventato, tra molti alti e anche qualche basso, sempre reagendo con determinazione e uscendone più forte di prima, il ‘Black Mamba’, con riferimento al serpente velenoso più veloce e letale al mondo. Proprio grazie a quella che lui chiamava ‘mamba mentality’, che riassumeva determinazione, etica del lavoro e capacità di reagire alle difficoltà, Bryant aveva vinto cinque titoli nella Lega cestistica più importante al mondo e ottenuto un’infinita serie di premi individuali, sempre con la canotta dei Los Angeles Lakers.

Era stato capace, poi, di realizzare una serie di record impareggiabili ed è tuttora il titolare della seconda miglior prestazione assoluta in Nba, gli 81 punti rifilati il 22 gennaio 2006 ai malcapitati Toronto Raptors. Il basket giocato era un capitolo chiuso serenamente, con la consapevolezza di chi, alla palla a spicchi, aveva dato tutto sul parquet. Aveva fondato la Mamba Sports Foundation per aiutare le famiglie meno fortunate e sottrarre ragazze e ragazzi dai pericoli della strada. proprio per il deteriorarsi del rapporto con Bryant.

Shaq era tornato ad essergli amico dopo anni di rivalità, anche aspra, ed è stato uno di quelli che più ha sofferto per la morte di Kobe. Il basket, dopo il 26 gennaio 2020, non è stato più lo stesso, soprattutto in Nba. A Kobe, inevitabilmente, i Lakers hanno dedicato il titolo vinto nell’ottobre 2020, nella bolla di Orlando, al termine della stagione più surreale della storia a causa della pandemia. LeBron James, che proprio il giorno prima del tragico incidente aveva superato Kobe nella classifica marcatori di tutti i tempi, ha dato tutto per ottenere il successo e poterlo dedicare alla sua memoria, riuscendo a riportare il titolo in casa gialloviola dopo dieci anni.

Mancava terribilmente la presenza, ancorché esterna, di quel simbolo della Los Angeles gialloviola, del basket in generale, di tutto lo sport. La Nba ha perso un anno fa uno dei suoi ambasciatori più carismatici, uno di quelli che nella sua vita era stato capace di dimostrare che lo sport può davvero migliorare le persone, non solo dal punto di vista fisico ma anche da quello del carattere.

#byomar 

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