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venerdì 8 gennaio 2021

Trump: un’uscita di scena tra odio e paranoie

Per anni ha tenuto banco la descrizione di un Trump divenuto presidente grazie alle sue doti mediatiche , impegnato a trasformare la Casa Bianca in una replica del set del suo reality, The Apprentice: un leader convinto che spaventare, brutalizzare, incutere terrore sia il miglior modo per conquistare il potere e governare, che ha portato i ruvidi metodi dell’uomo d’affari del Queens nella politica presidenziale. Un personaggio che riesce a trasformare in commedia anche la minaccia di una guerra nucleare, col feroce dittatore nordcoreano Kim Jong-un prima svillaneggiato e definito Rocket Man, poi corteggiato e trattato da vecchio amico in vertici surreali di scarso contenuto politico ma di grande impatto televisivo. E mentre sulla sua scrivania iniziano ad arrivare le dimissioni di ministri e uomini dell’amministrazione, dice — in un video postato su Twitter — di voler assicurare una transizione dei poteri tranquilla e ordinata»: «È ora di raffreddare gli animi e di ripristinare la calma» ha ammonito.

Nessuno aveva considerato la possibilità di un assalto al Congresso degli Stati Uniti, ma che la presidenza Trump potesse sfociare in tragedia era timore diffuso fin dall’inizio del suo mandato. È stato da quando si è capito che le promesse della sua roboante campagna elettorale — per brutali o deliranti che fossero — non erano parole al vento ma impegni che lui intendeva rispettare punto per punto, senza preoccuparsi delle conseguenze umane e politiche: interessato solo a consolidare e a ulteriormente radicalizzare la sua base. Sempre più solo — tiene a distanza perfino i figli, gli unici che lo hanno appoggiato fino in fondo — Trump nelle ultime settimane è diventato quella figura tragica a lungo temuta da coloro che hanno seguito con apprensione la sua discesa agli inferi.
Le manifestazioni di brutalità e mancanza di empatia che hanno segnato fin dall’inizio la sua presidenza — la criminalizzazione di tutti gli immigrati, la demonizzazione dei musulmani, la noncuranza con la quale ha spaccato le famiglie dei clandestini separando i bimbi dai genitori — hanno lasciato spazio, man mano che la sua presidenza è andata avanti, a pagine gravissime come quella della gestione folle e rancorosa della crisi del coronavirus: folle per la trasformazione anche della più banale delle precauzioni contro una malattia micidiale, indossare una mascherina, in un simbolo contro il quale scagliarsi in una battaglia ideologica; rancorosa perché fin dall’inizio The Donald aveva capito che la pandemia poteva costargli la presidenza.

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