Sfoglia il giornale

martedì 18 febbraio 2020

19 Febbraio 1953, nasceva il grande Massimo Troisi

Massimo Troisi nato a San Giorgio a Cremano il 19 Febbraio 1953, ultimogenito dei sei figli di Alfredo Troisi, ferroviere, e di Elena Andinolfi, casalinga. Nel 1951 la famiglia si trasferì al numero 31 di Via Cavalli di Bronzo. Già da neonato l'attore riscosse il suo primo successo nel mondo dello spettacolo. Infatti la madre Elena spedì una sua foto alla Mellin che lo scelse come testimonial per una campagna pubblicitaria del latte in polvere.Affetto sin da bambino da febbre reumatica, Troisi sviluppa una grave degenerazione della valvola mitrale, complicata dallo scompenso cardiaco che gli sarebbe stato fatale a soli quarantun anni. «Ricordo che rimanevo a letto, avevo 14, 15 anni e lucidamente, quasi come un adulto, sentivo che di là, in cucina, si stava parlando del mio problema, di cosa fare» dichiarò una volta in un'intervista, confessando come la gravità del suo problema di salute avesse turbato da sempre la sua esistenza, ma nonostante tutto Troisi cominciò a costruirsi il suo futuro, scrivendo poesie e dedicandosi al teatro.
E' stato un attore, regista, sceneggiatore e cabarettista italiano. Formatosi sulle tavole del palcoscenico, istintivo erede di Eduardo e di Totò, cominciò la sua carriera assieme al gruppo "I Saraceni" e poi con gli inossidabili amici de La Smorfia (Lello Arena ed Enzo Decaro). Il successo del trio fu inatteso e immediato e consentì al giovane Troisi di esordire al cinema con Ricomincio da tre nel 1981, il film che decretò il suo trionfo come attore e come regista. Dall'inizio degli anni ottanta si dedicò esclusivamente al cinema interpretando dodici film e dirigendone quattro. Troisi indicò al cinema italiano una via per un'escursione rivitalizzante con in più uno sguardo molto attento alla società italiana ed alla Napoli successive al terremoto del 1980, alle nuove ideologie, al femminismo, all'autoironia crescente e all'affermazione della soggettività individualista. Con lui nacque la nuova tipologia napoletana di antieroe, la vittima dei tempi moderni, un personaggio che riflette tuttora i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni.
Occasionalmente si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando altri contributi: scrisse infatti 'O ssaje comme fa 'o core, una poesia messa in musica dall'amico Pino Daniele, un'allusione tanto ai problemi al cuore (sia dell'attore sia dell'amico musicista) quanto al romanticismo.
Ultima sua ultima pellicola, Il postino, per il quale verrà, qualche tempo dopo la sua morte, candidato ai premi Oscar come miglior attore e per la miglior sceneggiatura non originale. Durante le riprese, le condizioni di Troisi peggiorarono giorno dopo giorno, al punto da costringerlo a farsi sostituire da una controfigura nelle scene più faticose. In un'intervista, l'attore Renato Scarpa dichiarò che Troisi disse «questo film lo voglio fare con il mio cuore». L'attore partenopeo disse anche di amare questa pellicola particolarmente, al punto di considerarlo parte della sua stessa vita. Per questa ragione e per l'accoglienza che gli era stata riservata dai procidani durante le riprese sull'isola si impegnò a offrirlo in anteprima nazionale proprio in un locale di Procida; di questa proiezione non poté però essere spettatore. Troisi morì nel sonno poche ore dopo la fine delle riprese, il 4 giugno 1994 a Roma all'età di 41 anni, nella casa della sorella Annamaria al quartiere Infernetto, per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche. Le sue spoglie sono conservate nel Cimitero di San Giorgio a Cremano (Napoli) insieme con quelle della madre e del padre.

Nessun commento:

Posta un commento